Passarono i mesi, e quello che prima sembrava impossibile iniziava a prendere forma, i segni di una gravidanza erano evidenti e la gioia dei due innamorati iniziava a riempire i loro cuori! Al nono mese puntuale la donna partorì uno splendido bambino con degli occhi verdi smeraldo che a guardarli si ci vedeva il mare dentro, un sorriso che riempiva i cuori di una gioia immensa, uno spettacolo della natura!
I due neo genitori mantenendo le tradizioni del posto decidettero di mettere al piccolo il nome del nonno paterno: Nicola, che abbreviarono sin dai primi giorni col nome di Cola! Appena rimessasi in piedi la donna portò Cola ancora in grembo nel luogo in cui senti ai quelle voci e piangendo di gioia immerse il bimbo nelle acque quasi a voler ringraziare il mare!
Cola passò un'infanzia felice e spensierata, ed i genitori notarono subito che il figlio aveva un attaccamento morboso verso il mare, il suo mare! Quando il ragazzino mancava da casa già sapevano dove andarlo a cercare: o sulla marina o in mezzo allo Stretto che nuotava e si immergeva con molta semplicità! La povera mamma si disperava e temeva per l'incolumità del figlio viste le terribili correnti che caratterizzavano quel posto (a quei tempi si cercava di spaventare i bambini che cercavano di allontanarsi dalla costa raccontando loro la leggenda di Scilla e Cariddi); le ripeteva sempre: tu non farai mai il lavoro di tuo padre e prevedeva per lui il meglio che ci potesse essere, ma queste parole non convincevano molto il giovane ragazzo, che aveva per quel mare un attrazione inspiegabile! Conosceva di esso ormai ogni scoglio, le correnti ogni anfratto; nella sua vita aveva solo una passione: Il mare ! Il mare era tutto per lui, la sua stessa vita! Anche i pesci ormai gli erano amici, solcava il mare sul dorso di veloci delfini e di pescespada, e tutte le volte che usciva dalle sue acque aveva una fila di pesci che lo accompagna fino a riva, era velocissimo nel nuoto e ormai era un'abitudine attraversare lo Stretto dalla costa messinese a quella calabra. Aveva adesso anche un amore immenso per tutte quelle specie e forse più che per gli uomini portava un rispetto estremo nei loro confronti, era contrario a tutti i tipi di pesca anzi appena poteva cercava di sabotare gli attrezzi dei pescatori del posto, compreso quelli del padre: i pesci per lui erano compagni dell'uomo e nessuno poteva togliere loro la vita ne tanto meno pescarli! Col passare degli anni Cola apprese dai pesci anche il linguaggio per questo non era difficili vederlo parlare con loro! Vista la vicinanza e l'amore verso la specie la gente del luogo decise così di identificare il nome di Cola aggiungendo il termine di Pesce, così lo stesso perdette il suo cognome che da Rizzo si trasformò in Pesce, fu così chiamato Pesce Cola meglio conosciuto come Cola Pesce.
Un'antica filastrocca messinese recita circa così: " 'i Nicola Rizzu Messina n'é china, ma i Cola Pisci sulu unu n'avemu!"
La madre Agatina ormai disperata dai comportamenti del figlio e derisa da tutto il paese per questa estrema vocazione del figlio verso il mare e le sue specie con cui diceva di nuotare e parlare in un momento di angoscia lanciò su di lui una maledizione: "visto che tu ami così tanto il mare e d i pesci che ne fanno parte più degli uomini e della tua famiglia stessa possa tu diventare uno di loro, così come tutti ti chiamano possa diventare tu Pesce Cola". Neanche finì di pronunciare la frase che il povero figlio iniziò a subire una trasformazione: il suo corpo iniziò a riempirsi di squame, i piedi presero la forma di pinne, la gola ed il petto si unirono facendo fuoriuscire delle branchie; i suoi occhi verdi iniziarono a diventare sempre più grandi vitrei e spenti, le dita delle mani sembravano ormai più degli artigli, anche il suo tono di voce ormai non era più lo stesso! La donna assistendo a questa metamorfosi si pentì subito delle sue maledizioni volendo che Cola ritornasse subito quello di un tempo bello, solare e pieno di vita com'era, ciò però non avvenne e appena il ragazzo si accorse del cambiamento pieno di felicità corse verso il mare dove si buttò per incontrare i suoi amici pesci e dire loro che da lì in poi sarebbe rimasto al loro fianco fino alla fine dei suoi giorni. Il Demonio resosi conto che ciò che aveva fatto aveva reso Cola ancora più felice di prima si morse la coda, l'amore verso il mare e le sue specie aveva vinto anche su di lui! Questo cambiamento però avveniva tutte le volte che l'uomo si avvicinava alle acque del mare, per questo motivo ogni volta che Cola ne usciva riprendeva le forme umane che la madre tanto aveva richiesto, la stessa fu contenta di tutto ciò perché sapeva che in fondo era questo quello che il cuore di Cola voleva. Infatti ogni volta che il figlio si avvicinava al mare il suo corpo si scuoteva diventando così pesce ed il ragazzo poteva adesso liberamente nuotare fra le correnti dello Stretto: le sue immersioni non avevano più un tempo limitato ma potevano durare in apnea anche ore, giorni, mesi. Raccontava di visitare spesso gli abissi che circondavano i mari, a volte di posti lontani e mai narrati da nessuno, più di una volta arrivò alle coste delle Eolie, decise una volta di spostarsi fino agli abissi dell'Oceano per capire quali forme di vita vi fossero lì. Decise così di partire per questo lungo viaggio e passati gli anni non si seppe più nulla di Cola, ormai tutti si rassegnarono della sua scomparsa credendo che lo stesso durante il suo percorso fu attaccato da uno squalo bianco! Dopo un paio di anni circa un gruppo di pescatori nell'issare le loro reti videro affiorare dall'acqua un oggetto strano una sagoma che prima di allora non avevano mai visto: era Cola che di ritorno dal lungo viaggio fu travolto dalle reti! Liberato e issato sulla barca il ragazzo si fermo a discutere e mangiare con i pescatori cui raccontò loro le meraviglie che durante questi anni riuscì a vedere superate le colonne che aprono le porte dell'oceano, raccontò loro di specie di pesci mai visti, squali con i quali ebbe più di una sanguinosa lotta, grandi dragoni che al solo spostamento delle loro ali creavano delle spaventose onde, ma soprattutto raccontò loro delle meraviglie che circondavano quei fantastici posti! I pescatori meravigliati sia per i racconti, ma ancor di più per la presenza di Cola sull'imbarcazione (fonte di buon augurio per la gente del posto amante del mare) lo riaccompagnarono sulle rive dello Stretto dove così riabbracciare i propri amati genitori. Questa storia fece il giro di tutta la Sicilia così Cola fu conosciuto e definito il mito del mare di Sicilia! Ormai era diventato un punto di riferimento nei marinai cui dava loro consigli sulle correnti, sulle condizioni del mare e le rotte più sicure; anche il Re di Sicilia ebbe dei benefici da Cola Pesce, il ragazzo infatti munito di una borsa di cuoio ben sigillata faceva la spola fra la Sicilia e la Campania per portare comunicazioni urgenti e dispacci importanti in modo celere via mare. Messina ormai era fiera del suo cittadino e lui ricambiava l'affetto facendo giungere nella città parecchie monete d'oro che lo stesso trovava nei fondali che percorreva su galeoni affondati. Passarono gli anni e le storie di Cola superarono i confini italiani arrivando in Spagna, Francia, Germania, Inghilterra; anche il re di Sicilia venne a conoscenza delle imprese del giovane ed incredulo volle così incontrarlo: fece convergere la sua flotta sullo Stretto e diede appuntamento a Cola lì, nel suo amato mare! Cola puntualissimo si presentò all'appuntamento e fu issato sul galeone del Re dove ad attenderlo vi era anche la bellissima figlia Costanza. Il Re volle mettere subito alla prova Cola e finito di bere l'ultimo sorso di vino prese il calice d'oro che teneva in mano e lo buttò nelle acque agitate dello Stretto, disse a lui: vai e raccoglilo nei fondali! Cola non esitò un attimo si tuffò con un atletico balzo e si immerse fino al fondo dove riuscì a ritrovare lo splendido calice; velocemente riaffiorò in superficie e risalito sull'imbarcazione davanti lo stupore di tutti i presenti riconsegnò il prezioso al Re! Non soddisfatto il re decise allora di rimettere alla prova Cola che nel frattempo ammirava la bellezza della giovane Costanza, il Re vista la distrazione del giovane si tolse l'anello d'oro e diamanti che portava al dito e lo gettò in mare, trascorsi alcuni secondi richiamò l'attenzione di Cola dicendo lui di recuperare l'anello nelle profondità marine con il mare che pian piano andava sempre più ingrossando! Cola ancora una volta non esitò si gettò in mare arrivando al fondo, fu avvicinato da numerose creature sottomarine, da serpenti lunghissimi, ma viste le piccole dimensioni dell'anello non riuscì ancora a scovarlo, si allontanò un po' pensando che le forti correnti sottomarine avessero potuto spostare l'anello, percorrendo i fondali vi trovò una profonda caverna che percossa quasi tutta lo fece arrivare al cuore dell'infuocato Etna, lì incastrato fra delle pietre ritrovò l'anello!
Era trascorso ormai un intero giorno, la flotta del Re era quasi pronta a salpare via dalle acque dello Stretto visto il fallimento di Colapesce e le pessime condizioni del mare, dello stesso ormai non vi erano più notizie: si pensò alla morte! Improvvisamente però una scia spumeggiante saliva accanto al galeone una sagoma sempre più bianca stava per affiorare, era Cola che in alto mostrava l'anello integro del Re! Tutto l'equipaggio si esaltò per quella visione, il Re non credeva ai suoi occhi, giunto sulla barca Cola gli riconsegnò il prezioso fissando sempre la figlia Costanza che guardava con ammirazione il giovane nuotatore messinese! L'Imperatore si complimentò e chiese cosa avesse visto nei fondali, Cola raccontò di aver recuperato l'anello nelle viscere dell'Etna infuocata, lì dove ribollivano le acque! Adesso devi superare l'ultima prova chiese il Re a Cola davanti lo stupore di tutti, come se non bastasse quello che il giovane aveva già dimostrato! Superata questa prova tu sarai proclamato "Principe di tutte le acque del Regno"; la Trinacria ha bisogno di te, devi percorrerla tutta per vedere le sue condizioni, devi capire se le basi su cui siamo appoggiate sono buone o se qualche altro problema abbiamo nei nostri abissi. L'uomo a questo punto rispose che voleva continuare la sua umile vita senza bisogno di alcun titolo e sfarzo intorno a se, gli bastava il suo mare! Queste parole fecero alterare il Re: "Colapesce stai tu rifiutando un ordine del Re rischiando la pena di morte?" …l'amore verso il mare gli occhi della giovane Costanza fecero convincere il ragazzo ad effettuare questa impresa! Adesso era la figlia che disse al Re che non poteva chiedere questo al nuotatore, le prove che lui aveva già effettuato potevano bastare, preoccupandosi così per lo stesso Colapesce. Il padre si infuriò ed ordinò al giovane di tuffarsi immediatamente, Cola prese un pugno di fave e disse: se queste fave ritorneranno a galla vorrà dire che sono morto poi chiese di avvicinarsi alla ragazza dandole un delicato bacio sulla guancia: era questo l'ultimo desiderio di Cola vista l'impossibilità di poter stare al fianco di una creatura così bella e coronata come Costanza, soprattutto per lui, semplice figlio di pescatori! Tenne strette in mano le fave e si buttò nei fondali! La donna contraria alla scelta del padre e rimasta estasiata da quel bacio non accettò l'idea di non poter rivedere più quell'uomo che aveva acceso in lei un sentimento d'amore, d'improvviso si gettò così nelle acque del mare in tempesta e fu velocemente risucchiata da un vortice verso il fondo, fenomeno comune di quei posti! Il Re sbigottito ordinò ai suoi sudditi di tuffarsi per recuperarla ma il loro operato fu vano; nel frattempo Colapesce effettuando il suo giro fu avvicinato da una murena che gli aveva confidato ciò che era accaduto le acque antistanti lo Stretto, il giovane fece rotta verso il posto ed in breve tempo riuscì a trovare la donna che si trovava intrappolata nel vortice che la spingeva sempre più in giù! Con un po' di difficoltà la strappò da quella forza naturale e ricordandosi della maledizione che la madre aveva pronunciato su di lui decise di rivolgerla alla splendida Costanza in modo che i due potessero continuare a vivere i fondali insieme: urlò allora "possa tu Costanza diventare un pesce". All'improvviso il corpo della donna prese forma di un pesce, adesso Cola poteva baciarla e stringerla stretta a se, i due erano ormai uguali e decisero così di trovare un posto dove trascorrere la loro vita. Nel frattempo le fave riemersero a galla ed il Re oltre ad avere la conferma della morte della giovane figlia capì che anche per Colapesce la sorte fu la stessa.
I due innamorati invece girando la Trinacria si accorsero che la stessa era sorretta da tre colonne, due sane una in prossimità di Capo Peloro instabile e danneggiata, visto l'amore che provavano per l'isola e per la gente del posto decidettero di fermarsi li e sorreggere il peso dell'isola. Tutt'oggi trascorsi centinai di anni i due sono stati visti innamorati più che mai ancora lì, a sorreggere con la loro forza ed il loro amore la nostra splendida Sicilia!
(AD)